La vita, si sa, non è statica. Come diceva Eraclito: Panta rei, tutto scorre, tutto cambia.
Cambiano le condizioni economiche, personali e familiari, e con esse possono mutare anche le esigenze legate all’assegno di mantenimento stabilito al momento della separazione o del divorzio. Ma in quali casi è possibile richiedere una revisione dell’assegno? Quali sono i criteri adottati dalla legge e dalla giurisprudenza? Approfondiamo insieme questo tema per fare chiarezza.
La base normativa: l’art. 156 c.c. e l’art. 5 della Legge sul Divorzio
La revisione dell’assegno di mantenimento trova il suo fondamento normativo nell’art. 156 del codice civile per le separazioni e nell’art. 5 della Legge 1 dicembre 1970, n. 898 per i divorzi. Entrambe le norme prevedono la possibilità di modificare le condizioni economiche stabilite dal giudice quando emergano “giustificati motivi”, ossia circostanze sopravvenute che alterano l’equilibrio economico tra gli ex coniugi o incidono sulle esigenze dei figli.
I criteri per la modifica dell’assegno
Per ottenere una revisione, è necessario dimostrare un mutamento delle circostanze rispetto al momento in cui è stato stabilito l’assegno. I principali motivi possono essere:
– Perdita o diminuzione del reddito di uno dei coniugi: ad esempio, la perdita del lavoro o una significativa riduzione delle entrate.
– Incremento del reddito di uno dei coniugi: se il coniuge beneficiario dell’assegno inizia a percepire redditi importanti o eredita beni di valore.
– Modifica delle esigenze dei figli: come il raggiungimento della maggiore età, il completamento degli studi universitari, o l’essere diventati economicamente autonomi.
– Nuova convivenza o matrimonio del beneficiario: comporta la cessazione del diritto all’assegno divorzile, come confermato dalla Cassazione (ex multis, Cass. Civ., sentenza n. 32198/2021).
Attenzione: mai ridurre l’assegno senza l’autorizzazione del giudice
È fondamentale sapere che decidere autonomamente di ridurre l’assegno di mantenimento, o peggio eliminarlo, senza aver ottenuto preventivamente l’assenso dell’altra parte o un provvedimento del giudice, può avere conseguenze molto gravi.
In primo luogo, l’ex coniuge o il genitore che non riceve quanto dovuto può avviare una procedura esecutiva per il recupero coattivo delle somme arretrate, il che comporta ulteriori costi per chi si trova inadempiente. In secondo luogo, una condotta simile potrebbe integrare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ai sensi dell’art. 570 del codice penale, punibile con sanzioni pecuniarie e, in casi estremi, con la reclusione.
Motivo in più per non “fare di testa propria” e rivolgersi ad un avvocato con competenze in diritto di famiglia per tutelare al meglio i propri interessi ed agire nel rispetto della legge.

La giurisprudenza: orientamenti recenti e locali
Un punto fondamentale è la valutazione del giudice sulla sopravvenienza delle condizioni che giustificano la revisione. La Corte di Cassazione ha ribadito più volte che non è sufficiente una modifica momentanea o trascurabile, ma serve un cambiamento significativo e durevole delle condizioni economiche.
A livello locale, il Tribunale di Cuneo ha trattato diversi casi di revisione dell’assegno. In una recente decisione del 2023, ad esempio, il giudice ha accolto la richiesta di riduzione avanzata da un padre che aveva perso il lavoro, pur imponendogli l’onere di dimostrare attivamente la ricerca di una nuova occupazione. In un altro caso del 2022, il Tribunale di Cuneo ha rigettato la richiesta di revisione presentata da una madre, ritenendo non sufficienti le prove relative ad un asserito aumento del reddito del padre, che purtroppo aveva redditi non dichiarati che non è stato possibile documentare.
Il nostro studio si è per esempio occupato di una delicata vicenda di revisione dell’assegno di mantenimento. Un nostro cliente, dopo aver subito un’improvvisa perdita del lavoro, si trovava nell’impossibilità di adempiere agli obblighi economici stabiliti in sede di separazione. Il Tribunale ha accolto la richiesta di riduzione dell’importo, riconoscendo la rilevanza delle nuove circostanze economiche.
Come procedere in concreto per richiedere la revisione?
Se ritieni che le tue condizioni o quelle dell’altra parte siano cambiate, il primo passo è consultare un avvocato. La procedura prevede:
1. Presentazione di un ricorso al Tribunale competente, specificando i motivi della richiesta.
2. Dimostrazione documentale dei cambiamenti sopravvenuti: buste paga, dichiarazioni fiscali, spese mediche, ecc.
3. Eventuale mediazione tra le parti: in alcuni casi, può essere opportuno il raggiungimento di un accordo senza dover attendere una decisione giudiziale.
Il ruolo del legale è dunque cruciale per strutturare la richiesta in modo chiaro e convincente, aumentando le probabilità di successo.
Conclusioni
La revisione dell’assegno di mantenimento è una questione complessa che richiede una valutazione attenta e personalizzata. Ogni caso è unico e deve essere analizzato alla luce delle normative e della giurisprudenza applicabili.
Se ti trovi in una situazione in cui pensi che l’assegno debba essere modificato o eliminato, non esitare a contattare il nostro studio legale a Cuneo. Siamo pronti a fornirti l’assistenza necessaria per affrontare questa importante fase della tua vita: il primo passo verso una soluzione giusta ed equa.

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